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Superare il muro contro muro: per una nuova cultura della prevenzione

Stefano De Vita
Stefano De VitaPubblicato il 20 ottobre 2026

Il dibattito sul gioco d’azzardo in Italia è da tempo segnato da una forte contrapposizione. Da una parte chi considera il gioco un’attività legittima, regolamentata e parte dell’offerta di intrattenimento; dall’altra chi ne sottolinea soprattutto i rischi sociali, sanitari e individuali.

Entrambe le prospettive contengono elementi di verità. Il problema nasce quando il confronto si trasforma in un muro contro muro, nel quale ciascuno tende a difendere la propria posizione senza riconoscere le ragioni dell’altro.

Se partiamo dal presupposto che sia necessario prevenire realmente il gioco problematico – e su questo, almeno apparentemente, dovremmo essere tutti d’accordo – credo sia arrivato il momento di cambiare metodo.

Non si tratta di far cambiare opinione sul gioco d’azzardo a chi è favorevole o a chi è contrario. Si tratta, piuttosto, di riconoscere che la tutela delle persone dovrebbe rappresentare un terreno comune sul quale costruire un confronto diverso.  È sufficiente leggere molti degli interventi e degli articoli pubblicati negli ultimi mesi per rendersi conto di quanto le posizioni siano distanti.

Da una parte troviamo chi guarda al fenomeno prevalentemente attraverso la lente delle conseguenze sanitarie e sociali, chiede una riduzione dell’offerta e della sua visibilità e arriva a contestare lo stesso concetto di “gioco responsabile”, considerandolo potenzialmente ambiguo o persino una forma indiretta di normalizzazione del gioco. È una posizione emersa con grande chiarezza anche nel dibattito seguito alle nuove linee guida sulla comunicazione.

Dall’altra troviamo chi sottolinea che l’esistenza di un sistema legale, regolamentato, tracciabile e sottoposto a controlli costituisca un elemento essenziale non soltanto per il funzionamento del settore, ma anche per la protezione dei giocatori, il contrasto all’illegalità e la tutela dei minori. È la stessa impostazione che ADM ha posto al centro degli Stati Generali del 2026, collegando esplicitamente le regole del gioco legale al contrasto del gioco illegale e alla prevenzione del gioco minorile.

Sono due letture molto diverse e probabilmente nessuna delle due può essere semplicemente ignorata.

Perché da una parte sarebbe sbagliato sottovalutare le conseguenze del gioco problematico e la necessità di proteggere le persone più vulnerabili. Dall’altra sarebbe altrettanto rischioso non considerare la differenza tra un sistema regolamentato, nel quale esistono controlli, obblighi e strumenti di tutela, e un’offerta illegale che opera al di fuori di questi presidi.

Il rischio del muro contro muro è proprio questo: continuare a discutere su quale delle due rappresentazioni sia quella corretta, invece di chiederci quali elementi delle due possano contribuire a una migliore prevenzione.

Credo sia arrivato davvero il momento di uscire dalla logica degli schieramenti, anche perché guardando al dibattito in corso sul gioco d’azzardo, ho forte l’impressione che da questo confronto siano spesso esclusi proprio coloro che ne sono maggiormente coinvolti: le persone.

Se è vero che esista una dimensione di intrattenimento praticata da molte persone senza sviluppare comportamenti problematici, è altrettanto vero che esistono situazioni di vulnerabilità, perdita di controllo e dipendenza che non possono essere ignorate o minimizzate. Continuare a discutere come se fosse necessario scegliere esclusivamente tra queste due rappresentazioni significa semplificare eccessivamente la realtà.  Soprattutto, rischia di impedire proprio quel confronto necessario per costruire politiche di prevenzione più efficaci.

Negli ultimi anni molta attenzione è stata giustamente dedicata alle regole: limiti, divieti, controlli, strumenti di tutela, responsabilità degli operatori, ma la prevenzione non può fermarsi alla regolazione. Deve diventare conoscenza, consapevolezza e comportamento. Ed è proprio qui che emerge una delle questioni che considero più importanti:

quanto del dibattito in corso è realmente arrivato alle persone? Quanto le persone hanno realmente capito che senza i dovuti accorgimenti abbiano capito come proteggersi concretamente?

Credo sia arrivato il momento di smettere di parlarsi contro per iniziare a parlare alle persone.

Anche perché mentre discutiamo, l’illegale parla alle persone

Mentre il mondo istituzionale, quello scientifico, gli operatori e le associazioni discutono – da posizioni contrapposte – su quali debbano essere le regole o le limitazioni del gioco legale, l’offerta illegale non aspetta.

Opera online, utilizza i social network, sfrutta nuovi linguaggi, testimonial, community e forme di comunicazione capaci di raggiungere le persone in maniera diretta. Non è un rischio teorico.

ADM mantiene e aggiorna un sistema di inibizione dei siti di gioco non autorizzati proprio per contrastare un fenomeno che continua a riprodursi online. Anche l’attività di AGCOM mostra quanto le piattaforme digitali siano ormai centrali: l’Autorità è intervenuta su contenuti di gioco diffusi attraverso Facebook e su video pubblicati da content creator che promuovevano siti di gioco con vincite in denaro, mentre le nuove regole sugli influencer pongono esplicitamente tra gli obiettivi la tutela dei minori e degli utenti.

È qui che il tema diventa particolarmente delicato anche per le nuove generazioni, i giovani vivono in un ecosistema nel quale social media, gaming, creator economy, intrattenimento digitale, finanza e scommessa possono apparire sempre più vicini e sovrapposti.

Da una indagine realizzata da Università Cattolica per Fondazione Fair il 22% degli intervistati ha dichiarato di aver iniziato a giocare prima dei 18 anni e il 5% prima dei 14 anni. Da notare che il 69% ha dichiarato di farlo tra i 18/20 anni come fosse un modo per sentirsi adulti.

Significa però che ci troviamo davanti a generazioni particolarmente esposte a dinamiche digitali nelle quali la capacità di distinguere un messaggio commerciale, un contenuto di intrattenimento e una proposta potenzialmente rischiosa diventa sempre più importante.

Per questa ragione diviene urgente aprire un tavolo comune sulla prevenzione.  Non dove stabilire chi abbia ragione sul gioco d’azzardo. Ma uno spazio nel quale istituzioni, autorità di regolazione, comunità scientifica, professionisti della salute, associazioni e Terzo settore, operatori, esperti di comunicazione ed educazione possano confrontarsi in maniera aperta e franca sulla tematica più importante.  Come aiutare le persone a non perdersi o peggio ancora rovinarsi nel gioco?

Perché prevenire il gioco problematico, tutelare i minori e contrastare l'illegalità non dovrebbero appartenere né al fronte dei favorevoli né a quello dei contrari, dovrebbero, invece, rappresentare obiettivi condivisi.

Proteggere il giocatore non significa soltanto impedirgli di sviluppare comportamenti problematici. Significa anche garantirgli un ambiente nel quale esistano regole, controlli, strumenti di tutela e soggetti responsabili, COMUNI E CONDIVISE DAGLI OPERATORI E DA TUTTI GLI STAKEHOLDERS.

È arrivato il momento di definire un patto sulla prevenzione, fondato non su dichiarazioni di principio, ma su obiettivi verificabili. Dove tutti si faccia un passo in avanti per trovare un terreno comune. Gli operatori ascoltando le ragioni di chi si oppone al gioco d’azzardo, ma anche quest’ultimi che ascoltino le proposte degli operatori, senza pregiudizio e senza presunzioni.

Su questo Fondazione FAIR si impegna in prima persona, provando a mettere allo stesso tavolo istituzioni, autorità, comunità scientifica, mondo sanitario, associazioni, società civile e operatori, partendo da una domanda molto semplice: che cosa possiamo fare, insieme, per proteggere meglio le persone?

Se riuscissimo a partire da questa domanda, forse potremmo finalmente superare il muro contro muro. Perché la vera alternativa non è tra essere favorevoli o contrari al gioco, ma decidere se vogliamo continuare a discutere da fronti opposti oppure provare a costruire insieme strumenti di prevenzione più efficaci.

E questa scelta diventa ancora più urgente oggi, perché mentre noi discutiamo, il mondo digitale corre e le offerte illegali non aspettano che troviamo un accordo. Se non saremo capaci di costruire un linguaggio comune, strumenti di prevenzione efficaci e una strategia capace di parlare realmente alle persone, il rischio è che siano altri a farlo al nostro posto. Soprattutto con i più giovani.

E allora potremmo scoprire che, mentre eravamo impegnati a difendere le nostre rispettive posizioni, abbiamo lasciato proprio le persone che volevamo proteggere esposte alle sirene di un mercato che non riconosce né regole né responsabilità.

Superare il muro contro muro non significa rinunciare alle proprie idee, significa riconoscere che, almeno sulla prevenzione, dialogare è già una forma di protezione.

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