Riportiamo l'intervista a Stefano di Vita a cura di Pressgiochi
Nel mondo del gambling, dove l’offerta è vastissima e i comportamenti dei giocatori estremamente diversificati, comunicare il gioco responsabile in modo generico rischia di essere inefficace. È questa la convinzione di Stefano De Vita, direttore generale di Fondazione Fair, che ha portato l’esperienza della Fondazione al recente Forum di Assirm, l’associazione delle aziende di ricerca di mercato.
De Vita spiega che una realtà dedicata al gioco responsabile si trova perfettamente a suo agio in un contesto di ricercatori di mercato e sociali, e illustra come fatti, dati e analisi comportamentali possano superare pregiudizi e preconcetti per costruire interventi realmente mirati. Parla del ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nel cogliere i 'segnali deboli', come sono stati definiti dagli esperti che hanno parlato al forum; i comportamenti apparentemente irrilevanti, come cambiamenti di spesa anche modesti ma significativi per il singolo giocatore, della necessità di messaggi differenziati per classi di giocatori diversi – compresi i giovani under 25 – e dei risultati di due recenti ricerche realizzate dalla Fondazione, una in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’altra con Ipsos.
Non manca uno sguardo sul futuro: il bando lanciato per coinvolgere università e strutture pubbliche nella ricerca sul tema, e il posizionamento dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei, anche alla luce della recente normativa sull’online.
Stefano De Vita, cosa c'entra Fair, una fondazione che si occupa del gioco responsabile, con le ricerche di mercato?
"C'entra molto, perché nell'anima della Fondazione ci sono le ricerche comportamentali e sociali. Assirm non si occupa soltanto di ricerca di mercato, ma anche di ricerca sociale e di analisi dei comportamenti. È quindi un contesto nel quale ci troviamo perfettamente a nostro agio.
Noi siamo stati tra i primi a entrare nell'associazione e credo molto nel valore che Assirm può avere nel promuovere una ricerca capace di generare insight utili non solo per aziende, fondazioni e organizzazioni, ma per il Paese nel suo complesso. Fare ricerca di mercato e ricerca sociale significa dare valore alle attività delle imprese e contribuire positivamente alla crescita del sistema".
Voi fate molta ricerca proprio perché il gioco responsabile non può essere comunicato a tutti allo stesso modo.
"Il tema è esattamente questo. La Fondazione parte sempre da fatti e dati. Oggi si parla troppo spesso per preconcetti o pregiudizi. La nostra posizione è diversa: vogliamo comprendere il fenomeno, studiarlo e analizzarlo per costruire una cultura del gioco responsabile fondata sull'evidenza.
Questo ci permette di individuare le modalità più efficaci per comunicare le azioni di mitigazione ai diversi profili di giocatori. Il mondo del gioco è estremamente ampio e diversificato: i giocatori non sono tutti uguali e persino la stessa persona può avere comportamenti differenti a seconda del prodotto utilizzato. Per questo la capacità di costruire messaggi mirati, basati sui comportamenti reali, diventa centrale per ottenere risultati concreti.
Per farlo è necessario studiare quei comportamenti. Altrimenti si rischia di adottare approcci troppo generici, che non producono valore né per il giocatore né per chi investe in questi strumenti."
Lei ha parlato dell'intelligenza artificiale che diventa fondamentale per riuscire a classificare una differenziazione così ampia e anche così parcellizzata.
“Parliamo di piccoli gruppi di giocatori che hanno comportamenti diversi da altri piccoli gruppi. È vero. In questo caso noi stiamo parlando di milioni di consumatori, di milioni di giocatori e milioni di persone che hanno comportamenti di gioco molto diversi l'uno dall'altro. Io credo che quando si affronta questa tematica, se il mio obiettivo è di parlare solo ai cosiddetti grandi spender, che puntano cifre consistenti, non servono né ricerche né intelligenza artificiale. La vera sfida riguarda i giocatori che passano da una spesa di 10 euro a 11, da 11 a 15 o da 15 a 16 euro. Possono sembrare variazioni minime, ma in termini percentuali rappresentano aumenti significativi. Passare da 10 a 15 euro significa incrementare la spesa del 50%”.
Quello è un segnale.
“Esatto. Sono i cosiddetti segnali deboli che, grazie all'intelligenza artificiale e alla ricerca comportamentale, possiamo intercettare e interpretare. Questi strumenti ci aiutano a capire quanto un comportamento si stia allontanando dalla normalità.
E in questo senso l'intelligenza artificiale è molto utile. È utile perché è a servizio della persona, non sostituisce la persona e ci serve proprio per capire e aiutare a capire quei piccoli comportamenti, quelle piccole azioni che in realtà potrebbero sfuggire, ma unicamente perché di poco valore; mentre per il giocatore possono avere un impatto importante sulla propria capacità di spesa”.
La vostra attività è concentrata sulla ricerca. Quali risultati significativi avete ottenuto di recente e su quali progetti state lavorando?
"Abbiamo realizzato due ricerche particolarmente importanti.
La prima riguarda i comportamenti di gioco degli under 25 ed è stata sviluppata insieme all'Università Cattolica di Milano nella quale abbiamo focalizzato la nostra attenzione su quelle che sono le tematiche di comportamento dei giovani. Ci ha permesso di individuare una serie di elementi che abbiamo già presentato e continueremo a presentare in importanti convegni, anche internazionali.
Il secondo risultato, di cui sono particolarmente soddisfatto, riguarda la prima analisi strutturata delle comunicazioni sul gioco responsabile. Sappiamo tutti che c'è un fiorire di comunicazioni di gioco responsabile. In collaborazione con Ipsos abbiamo realizzato una ricerca che ci ha consentito di individuare gli elementi più rilevanti nell'analisi dei comportamenti e dell'efficacia dei messaggi.
Stiamo inoltre lavorando a un altro progetto molto importante: abbiamo lanciato un bando di ricerca rivolto alle università e agli enti pubblici per promuovere la ricerca pubblica su questi temi. Oggi se ne fa ancora troppo poca. Coinvolgere il mondo accademico e le strutture pubbliche è fondamentale affinché l'analisi comportamentale diventi un patrimonio condiviso e non resti appannaggio di pochi."
Esiste una differenza tra Italia ed estero nella sensibilità verso la ricerca sul gioco responsabile?
“In realtà bisogna differenziare tra i vari Paesi. Nel Regno Unito c'è una grandissima sensibilità su questi temi; e in generale nei Paesi europei. Credo che l'Italia stia facendo dei notevoli passi in avanti. Oggi il tema è al centro del dibattito sul gioco responsabile e credo che anche l'ultima legge, quella sull'online, che promuove le analisi comportamentali, sarà un elemento centrale per lo sviluppo e forse anche per fare delle proposte ancora più avanzate rispetto a quelle adottate in altri contesti”.
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