Indietro

Riflessioni sulla comunicazione del gioco responsabile

Comunicazione sul gioco: vista da molti, utile per pochi

Stefano De Vita
Stefano De VitaPubblicato il 29 aprile 2026

Nel dibattito sul gioco legale, la comunicazione sul gioco responsabile è ormai una presenza costante. Claim dedicati, richiami alla prudenza, messaggi informativi e strumenti di autotutela accompagnano sempre più spesso l’esperienza di gioco, soprattutto online. La domanda decisiva, però, è un’altra: questa comunicazione riesce davvero a essere utile?

La ricerca Ipsos Doxa realizzata per Fondazione FAIR offre una risposta chiara: la comunicazione sul gioco responsabile oggi è presente, ma non ancora abbastanza incisiva; viene vista, ma spesso non viene ricordata in modo preciso; è riconosciuta come doverosa, ma non sempre percepita come capace di aiutare concretamente il giocatore.

Il primo dato che colpisce riguarda proprio il ricordo. Meno di un italiano su tre dichiara di ricordare chiaramente, negli ultimi dodici mesi, messaggi o contenuti sul gioco responsabile. Tra i giocatori online il dato cresce, ma resta comunque limitato. Ancora più significativo è il fatto che, anche tra coloro che affermano di ricordare questi messaggi, il ricordo risulta spesso generico: si citano la televisione, internet, qualche spot, ma raramente emerge una memoria precisa del contenuto.

Questo significa che i messaggi esistono, ma faticano a lasciare una traccia forte. E in un ambito come questo non basta esserci: un messaggio di tutela deve essere riconoscibile, comprensibile e memorabile.

La ricerca mostra anche che il claim che attira maggiormente l’attenzione è “Gioca responsabilmente”. È un risultato comprensibile: si tratta di una formula semplice, immediata, facilmente identificabile. Ma proprio qui emerge anche il limite della comunicazione attuale. “Gioca responsabilmente” è un principio corretto, ma spesso resta una formula astratta. Richiama un valore, senza spiegare fino in fondo che cosa significhi, nella pratica, giocare in modo responsabile.Inoltre, questa impostazione tende spesso a spostare il baricentro della responsabilità sul giocatore, chiamato ad attivarsi individualmente per adottare misure di prevenzione, più che su un’azione realmente proattiva da parte delle aziende a tutela dei propri clienti. Resta, in filigrana, l’idea che l’operatore si limiti a raccomandare prudenza, lasciando poi al singolo giocatore l’onere concreto di trasformare quel principio in comportamento.

Ma siamo davvero certi che il giocatore disponga sempre delle informazioni, degli strumenti e della consapevolezza necessari per adottare misure efficaci di prevenzione?

In questo quadro, non sorprende che molti cittadini leggano questi messaggi soprattutto come un obbligo di legge, una formula dovuta, più che come uno strumento realmente utile. Allo stesso modo, non sorprende che appaia ancora debole la convinzione che tali comunicazioni possano offrire un aiuto concreto per favorire un approccio al gioco più prudente e moderato.

Questo è il punto centrale. Oggi la comunicazione sul gioco responsabile gode di una legittimazione di principio, ma non ancora di una piena efficacia percepita. È accettata, ma non sempre interiorizzata. È presente, ma non sempre trasformativa.

Il dato più interessante emerge però quando si guarda ai giocatori online. Sono loro a esprimere valutazioni più positive: ricordano più spesso i messaggi, li considerano più utili e riconoscono con maggiore frequenza che possano rappresentare un supporto a un approccio più prudente al gioco. Anche qui, tuttavia, affiora una richiesta implicita molto chiara: servono contenuti più concreti, meno rituali, più vicini ai comportamenti reali. Non a caso, le misure ritenute più efficaci sono quelle che intervengono direttamente sul comportamento: limiti di deposito o di spesa, sospensione temporanea del conto, strumenti che rendono il controllo concretamente praticabile. Molto meno incisivi appaiono invece gli avvisi sul tempo di gioco trascorso e i test di autovalutazione.

È qui, probabilmente, la lezione più importante che emerge dalla ricerca: il gioco responsabile convince davvero quando non resta una dichiarazione di principio, ma si traduce in strumenti chiari, visibili e utilizzabili.Per questo oggi non basta più comunicare il gioco responsabile come formula generale. Bisogna spiegare meglio che cosa significhi, come si traduca nei comportamenti, quali strumenti mettano davvero il giocatore nelle condizioni di esercitare controllo e consapevolezza.

La sfida, dunque, non è comunicare di più, ma comunicare meglio. Passare da messaggi genericamente corretti a messaggi realmente utili. Da una logica di adempimento a una logica di tutela. Da una comunicazione che accompagna formalmente il gioco a una comunicazione che contribuisce concretamente a renderlo più consapevole e più sicuro.

La ricerca Ipsos Doxa per Fondazione FAIR ci dice proprio questo: non basta più dire “gioca responsabilmente”. Bisogna mettere le persone nelle condizioni di capire davvero come farlo.

Per approfondire queste tematiche abbiamo organizzato un Webinar "La comunicazione del Gioco Responsabile " il 14 maggio 2026 alle ore 15:00.

È possibile iscriversi al Webinar al seguente Link:
www.fondazionefair.org/it/webinar/la-comunicazione-del-gioco-responsabile

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sulla Fondazione FAIR